Intervista raccolta da Stefano Airaghi

Virginia Comolli, classe 82, è Senior Fellow per la sicurezza e lo sviluppo guida il Programma stabilendo le sue priorità e la sua direzione di ricerca. Contribuisce alla ricerca IISS, rappresenta l’Istituto in occasione di conferenze a livello internazionale e nei media e offre briefing al pubblico governativo.

Il programma studia come la violenza armata colpisce grandi centri urbani nei paesi meno sviluppati e limita la loro capacità di raggiungere gli obiettivi di sviluppo. In tal modo, il team produce raccomandazioni politiche per mitigare l’impatto dell’insicurezza, costruire resilienza e ridurre la vulnerabilità alle sfide future delle grandi città nei paesi emergenti .

Il programma considera anche l’efficacia delle attuali risposte militari e non militari alle minacce ibride, con particolare attenzione alla sfida internazionale della criminalità organizzata.

si occupa di Gruppi armati non statali, tendenze conflittuali negli stati Nigeria, Africa occidentale, Sahel e di Estremismo islamico violento nell’Africa sub-sahariana, crimine organizzato transnazionale, insicurezza ibrida.

Le sue maggiori esperienze sono 2014-2016: Assegnista di ricerca per la sicurezza e lo sviluppo, IISS 2012-2014: Research Associate for Transnational Threats, IISS 2010: Analista esperto, Ministero della giustizia, Regno Unito (distacco) 2007-2012: analista di ricerca; Assistente del direttore delle minacce transnazionali e del rischio politico, IISS

Ha fatto diverse pubblicazioni tra cui

  • ‘Boko Haram and Islamic State’ in Akil Awal e Steven Staffell (a cura di), Jihadism Transformed: Al-Qaeda e Global Battle of Ideas dello Stato Islamico(London: Hurst Publishers, 2016)
  • Boko Haram: Nigeria’s Islamist Insurgency(London: Hurst Publishers, 2015)
  • “Il problema regionale di Boko Haram”, Survival(57-4, 2015)
  • “Mercati della droga, sicurezza e aiuti stranieri”, Modernizzare l’applicazione delle leggi sulle droghe, Rapporto 6(Londra: IDPC, Chatham House, IISS, 2013) (con Claudia Hofmann)
  • Droghe, Insicurezza e Stati falliti: i problemi del proibizionismo(Oxon: Routledge, 2012) (con Nigel Inkster)

1 – Da dove è nato l’interesse per sviluppare un’ indagine su Boko Haram

Conduco da svariati anni ricerche su gruppi criminali di diversa natura, dai gruppi armati ai jhiadisti, specialmente in Africa. Nel 2010 Boko Haram ha incominciato la sua campagna di attacchi e mi sono subito adoperata per approfondirne la conoscenza.

2 – Quali parti di questa indagine ti hanno fatto maggiormente riflettere sul concetto di terrorismo e del ruolo della donna nei paesi Africani dove il gruppo esercita il suo potere

Le donne e, soprattutto, le giovani donne sono quelle che maggiormente hanno subito la violenza di BH. In diverse interviste raccolte molte di loro raccontato come da giovanissime siano state costrette a sposare i combattenti, ma non solo. Sono state trattate come schiave. Negli ultimi anni si è diffusa la consuetudine di trasformare le donne stesse in combattenti come soldati suicidi, tradizione che non risparmia neppure le bambine. Ulteriore discriminazione sulle donne è perpetrata anche in base alla religione. Le cristiane spesso sono state obbligate a convertirsi all’islam. In altri casi, in occasione di attacchi contro scuole ad esempio, sono state quelle uccise per prime o che hanno subito le violenze peggiori.

3 – Come mai Boko Haram è meno trattato rispetto ad altri gruppi dai media internazionali?

I mass media e il pubblico sono molto selettivi quando si tratta di conflitti. Ad esempio attualmente se si guardano i telegiornali sembra che il solo conflitto in atto sia quello in Siria e Iraq. In realtà, ad oggi, sono circa 40 i conflitti attivi nel mondo. Il conflitto legato a Boko Haram è uno di quelli troppo spesso dimenticati. Diverse sono le motivazioni di tale dimenticanza. Una di queste è il fatto che, purtroppo, le vittime di queste guerre sono quasi sempre persone locali. Ci si ricorda di determinati combattimenti solo quando vengono rapiti o coinvolti degli occidentali. Il fatto che ormai siano oltre 20mila i nigeriani uccisi sembra interessare poco l’opinione pubblica e i media internazionali.

4 – Dal tuo punto di vista quali potrebbero essere le differenze  tra i gruppi Isis Al Qaeda e Boko Haram?  

Molti analisti sono rimasti perplessi quando Boko Haram è diventata una costola dell’Isis nel 2015. Boko Haram ha iniziato a pubblicare video e messaggi simili a quelli dell’Isis, copiandone la propaganda. In un primo momento non era chiaro se si fossero realmente uniti e quale influenza Isis potesse avere su come venivano condotte le operazioni in Nigeria. Quello che era certo era che c’erano stati dei contatti tra i due gruppi tra Libia e Nigeria. Anche logisticamente era una cosa conveniente essendo i due Paesi vicini. L’avvicinamento all’Isis ha creato una frattura all’interno di Boko Haram stessa. Una parte è riconosciuta ufficialmente dallo stato islamico ed è capitanata dal figlio del fondatore, Mohammed Yusuf, che si chiama Abu Musab al-Barnawi. La fazione più tradizionalista, invece, è guidata da Abubakar Shekau. I tradizionalisti sono più indiscriminati negli attacchi. I secessionisti invece, più vicini all’Isis, preferiscono attacchi contro i militari e obiettivi governativi.

5 – A parer tuo esiste un legame formale con al Qaeda?

Sin dagli albori BH ha stabilito contatti con al-Qaeda. Inizialmente con al-Qaeda in Pakisatn e poi successivamente con al Qaeda nel Maghreb Islamico (IQIM) dal quale ha ricevuto training, fondi ed armi. Si ritiene che gli attacchi suicidi e i rapimenti a scopo di riscatto sono tecniche che BH ha adottato in seguito a contatti con AQIM. Detto questo, BH non ha mai fatto parte ufficialmente del franchise di al Qaeda.

6 – Dalla tua analisi dopo la proclamazione della Provincia occidentale africana dello Stato islamico (Iswap), cosa è cambiato nel gruppo terroristico.

Nel 2015 Boko Haram ha giurato fedeltà all’Isis, ad Al Baghdadi, e cambia il nome diventando la costola dell’organizzazione terroristica in Africa occidentale. Questo sviluppo è stato fondamentale per entrambe i gruppi. Tra l’altro il cambio è avvenuto in un momento di crisi per entrambe i movimenti. Per l’Isis è stato un passo fondamentale perché ha avuto il primo avamposto nell’Africa sub sahariana. Per Boko Haram è stato importante perché ha così dimostrato di avere ancora un peso nel panorama terroristico internazionale.

7 – Secondo te come si è sviluppato nel 2017 il gruppo di Boko Haram

Nel corso del 2017 BH ha ulteriormente perso controllo sul territorio grazie ad una grossa pressione degli eserciti di Nigeria, Chad, Camerun e Niger che operano sul territorio come Multinational Joint Task Force. Effettivamente non è solo la Nigeria a soffrire degli attacchi dei terroristi ma anche i Paesi limitrofi. Maggiore collaborazione tra questi paesi ha fatto si che BH abbia perso molti dei suoi militanti e migliaia di civili rapiti sono stati liberati. Nonostante questi successi per tutto il 2017 BH ha continuato a sferrare attacchi terroristici che hanno coinvolto soprattutto donne e bambini.

8 – Pensi che sia fuorviante considerare le donne solo come vittime passive di Boko Haram oppure che Boko Haram rappresenta una via di fuga per un numero considerevole di donne imprigionate in una quotidianità faticosa e prestabilita? Potresti fare una tua analisi tecnica e sociale 

Negli anni BH ha rapito migliaia di donne con le conseguenze che si sono viste. È pure vero che alcune donne una volta rapite si sono allineate e abbiano aiutato a reclutare altre soldatesse. Questo ha fatto si che venissero trattate meglio. Anche le donne che sono state salvate hanno comunque una vita difficile una volta reintegrate perché la società nigeriana è conservatrice. Hanno conservato il marchio di mogli di BH e così i figli anche se nati in libertà.

9 – Una tua lettura sull’aprile 2014  quando un commando ha rapito le 276 studentesse da una scuola a Chibok, in Nigeria.

Nell’aprile 2014 BH rapisce quasi 300 ragazze in una scuola a Chibok, Nigeria. Nel febbraio del 2018 altre 100 sempre nel nord est della Nigeria. I due incidenti sono simili nonostante sia passato del tempo tra l’uno e l’altro e nonostante la risposta dei governi e dei governanti nel frattempo cambiati. In entrambe i casi c’è stata una gran confusione prima di riuscire a sapere quante ragazze fossero state rapite e la loro identità. In entrambe i casi si sono notati dei ritardi nelle operazioni di salvataggio delle ragazze molte delle quali sono rimaste disperse. Questo dimostra una incapacità di gestione della situazione in sé e della comunicazione, e non solo. Il primo incidente, tuttavia, ha catalizzato l’interesse internazionale riuscendo a far creare anche la campagna #BringBackOurGirls che ha visto il coinvolgimento di diverse personalità della politica e dello spettacolo. Purtroppo molte della ragazze liberate e portate in salvo, tante per caso mentre vagavano per le foreste, sono state strumentalizzate dai media e dai politici. Altre sono state utilizzate come scambio di prigionieri.

10 – Cosa è cambiato nell’ avvicendamento al vertice tra Abubakar Shekau ed il fondatore Mohammed Yusuf?

Il leader originario di BH, Moahammed Yusuf, era un predicatore molto carismatico e benestante che è stato capace di attirare seguaci anche dai paesi limitrofi. È riuscito a sfruttare a suo vantaggio l’insoddisfazione e la povertà dei paesi circostanti. A parte poche scaramucce con la polizia locale inizialmente BH era piuttosto pacifico come movimento. Erano una comunità a parte che non si mischiava con il resto della popolazione. Una volta cambiati vertici dopo la morte di Yusuf nel 2009 e’ subentrato Abubakar Shekau. A questo punto è cambiata anche la linea di BH che è divenuta molto violenta e indiscriminata fino a diventare la cellula terroristica che si conosce oggi.

11 – Concludendo come vedi i futuri sviluppi sul territorio Africano del gruppo jhiadista?

Molte volte il governo nigeriano ha dichiarato che BH è stato sconfitto. Purtroppo attacchi kamikaze si sono continuati a susseguire. BH rimane una minaccia seria dunque. Sono convinta che continuando a fare pressione militare su BH lo si possa sconfiggere o diminuirne la forza. Purtroppo le problematiche sociali che hanno reso possibile la sua nascita non sono state risolte. La Nigeria è la più grande economia dell’Africa del sud sahara ma è il paese nel mondo con il più alto numero di bambini che non vanno a scuola e dove molta popolazione vive in povertà e si sente dimenticata dal governo centrale. Molto poco è stato fatto per migliorare la situazione. Fino a quando non saranno risolte queste problematiche rimarranno molte parti del paese in cui BH e, gruppi criminali in genere, potrà reclutare adepti.