Tutti hanno remore morali più o meno forti che si presentano nei modi più disparati. Nella fantasia queste agiscono ponendo un limite alle bassezze concepibili. La realtà dal canto suo tali remore non le ha. Pochi penserebbero di scrivere una storia in cui bambini dai cinque anni in poi sono dipendenti dall’inalare colla, si prostituiscono per poter mangiare, vivono in strada di stenti e sopravvivono grazie al buon cuore di qualcuno. Pochi potrebbero arrivare a concepire una condizione di vita talmente al limite da poter ‘giustificare’ certe cose. Eppure queste condizioni esistono, sono reali, tangibili, e non si trovano a centinaia di migliaia di chilometri dall’Italia. Sono praticamente dietro l’angolo. È il caso dei campi rom della Romania, abitati non solo da rom ma anche rumeni, di Baia Mare per la precisione, cittadina a 700 chilometri a nord della capitale, nel cuore della Transilvania. Tra i sei presenti nella cittadina si parla di quello di Craica. Non perché sia peggiore come condizioni di vita ma perché è l’ago della bilancia, il confine tra campi completamente isolati, Pirita, e palazzi inseriti nel contesto urbano ma in condizioni indescrivibili come il Combinat o la ex Coprom, ex fabbrica chimica.